Tutta la colpa, emessa o unexpressed, è errata. Non mi incolpo di. Posso spiegarmi a me. Posso spiegarmi invariabilmente. Se forgiassi il nome dell'amico su un assegno dovrei spiegare in modo abbastanza soddifacente l'affare a me. Ed invece di rimprovero dovrei sympathise con me per l'azionamento in un angolo eccessivamente scomodo. Lasciarlo esaminare onesto i miei processi mentali e devo ammettere che il mio atteggiamento nei confronti di altri è interamente differente dal mio atteggiamento nei confronti di me. Devo ammettere che nel seclusion della mia mente, benchè dica non una parola, sto incolpando costantemente di altri perché non sono felice. Ogni volta che urto in su contro una personalità avversaria ed il mio progresso regolare è impedetto, incolpo segreto del opposer. Mi comporto come se abbia gridato al mondo: “Allontanato libero, ogni, per sto venendo!„ Ogni fa non allontanato libero. Realmente non ho preveduto ogni ad allontanato libero. Ma mi comporto, dentro, come se abbia avuto in modo da preveduto. Incolpo di. Quindi il kindliness, quindi il cheerfulness, è reso notevolmente più difficile per me.
Che cosa devo fare è questo! Devo riflettere diverse volte, ma ancora, che gli esseri fra quale io devono dirigere, la vita l'ambiente da cui devo fabbricare la mia felicità, è altrettanto inevitabile nello schema di sviluppo come sono io stesso; avere altrettanto molto a destra essere essi stessi come devo essere io stesso; sono precisamente i miei uguali di fronte alla natura; essere capace di spiegazione poichè sono capace di spiegazione; sono autorizzati alla stessa latitudine a come sono autorizzato e sono non di più responsabile della loro composizione e loro ambiente che I per miei. Devo riflettere diverse volte, ma ancora, che tutti meritano da me tanta compassione come dò me. Perché non? Così riflettendo in un modo generale, devo prendere uno per uno gli individui con quale sono messo in frequente contatto e ricerca, da uno sforzo intenzionale dell'immaginazione e del motivo, capirli, per capire perché si comportano così e così, che cosa le loro difficoltà sono, che cosa la loro “spiegazione„ sono e come l'attrito può essere evitato. Così devo riflettere, mattina dopo la mattina, fino a saturare il mio cervello con i casi di questi individui. Qui è un corso di disciplina. Se lo seguo perderò gradualmente l'abitudine assurda di rimprovero ed avrò gettato le basi di quel self-possession calmo e incrollabile che è il preliminare indispensabile di comportamento secondo motivo, di efficienza completa nella macchina di felicità. Ma qualcosa in me, qualcosa distintamente basa, dice: “Sì. Commercio del mettere-voi stessi-in-suo-posto sopra ancora! L'fare-unto-altri commercio sopra ancora!„ Appena così! Qualcosa in me è imbarazzato di essere “morale.„ (Tutto conoscete la sensibilità!) Bene, le morali sono insignificanti ma un altro nome per comportamento ragionevole; un'più alta e forma più pratica di egotism--un egotism che, mentre libera altri, libera io stesso. Ho provato la forma più bassa di egotism. Ed è venuto a mancare. Se sono impaurito di essere morale, se preferisco tagliare il mio naso a dispetto il mio fronte, bene, devo accettare le conseguenze. Ma la verità prevarrà.