Infine le montagne del Caucaso compaiono davanti noi, aumentando fino alle nubi come una parete blu-chiaro. L'intera gamma sembra così chiara ed impalpabile che possiamo a malapena credere che molto il giorno seguente guidiamo sulle relative valli e sopra le altezze che sono di più di 16.000 piedi sopra il livello del mare. La distanza è ancora grande, ma la sommità bianca del supporto Kazbek lucida fuori in mezzo dell'azzurro.
Arriviamo lungamente a Vladikavkas, l'estremità della ferrovia, [7] e cominciamo il nostro viaggio di 130 miglia sopra le montagne. I miei compagni di viaggio hanno assunto un carrello ed in ogni fase abbiamo dovuto cambiare i cavalli. Mi sono seduto sulla scatola ed alle girate ho dovuto tenere sopra affinchè non dovrei essere gettato fuori giù nell'abisso sul lato della strada.
Incontriamo costantemente i contadini con gli asini, o i pastori con le moltitudini di capre e di pecore. Ora viene un gruppo di cavallerizzi caucasici nel nero cappotti di pelle di pecora e munito ai denti; allora il alberino-carrello, imballato in pieno dei viaggiatori; allora ancora un carico di fieno disegnato dai buoi o dai bufali grigi.
Più su saliamo a, il più grande e più selvaggio le montagne diventano. A volte la strada è fatta saltare dalle pareti perpendicolari della roccia e le masse pesanti della montagna appendono come una volta sopra noi. A pericoloso pendii, in cui la strada è esposta alle valanghe in primavera, funziona tramite i trafori della massoneria. Quando una valanga si precipita furioso giù la montagna salta sopra questi trafori e continua giù dall'altro lato senza fare la strada tutto il danno.
Ora abbiamo raggiunto l'più alto punto della strada e dopo che un viaggio di ventotto ore noi arriva a Tiflis, alla più grande città nel Caucasia e ad una delle città più curiose io abbiamo veduto. Le case appendono come i mazzi dei nidi degli swallows sui pendii da entrambi i lati del fiume di Kura e lo stretto, vie sporche è ammucchiato con i quindici tribù differenti che abitano nel Caucasia.
Mentre la strada che conduce a Tiflis sopra le montagne è grande, un paese più triste può appena essere concepito che quello attraversato dalla ferrovia fra Tiflis e Bacu: le steppe infinite ed i deserti, grigiastro-gialli e desolate occasionalmente, con un caravan dei cammelli lentamente muoventesi. Una tempesta violenta ha presentato mentre abbiamo disegnato vicino il mare. Polvere di rosa in su in nubi e penetrato attraverso tutte le crepe dello scompartimento, l'aria è diventato a strati, pesante e soffocando e fuori di niente ha potuto essere veduta ma un velare grigio universale di foschia impenetrabile. Ma il più difettoso era che la tempesta ha colpito il treno dal lato e infine il motore poteva a malapena trascinare i carrelli. Abbiamo dovuto arrestarci due volte e su un'ascesa il treno persino ha rotolato indietro un poco.