“Non ci è dio ma dio!„ Le parole suonano come...

“Non ci è dio ma dio!„ Le parole suonano come uno tromba-scoppio, come convocazione sopra le regioni infinite del Vecchio Mondo. Dalla relativa culla in Arabia, l'Islam ha esteso per tutti gli ovest e centro dell'Asia, sopra le parti del sud del continente, sopra determinate regioni in Europa del sud-est e sopra l'Africa mezza. È meraviglia che musulmani i missionari lo trovano facile convertire i nero dell'Africa. Mohammed promette loro il paradiso dopo la morte ed il paradiso è soltanto una continuazione dei piaceri terreni--un posto dove l'abitazione benedetta sotto le palme che portano i suoi frutti continuamente, dove le molle libere saltano avanti e dove le scanalature e gli strumenti messi insieme fanno la musica in estate eterna.

I BAZAR DI STAMBUL

Come bambino Fatima Hanum ha giocato in una delle vie strette di Stambul. Quando era abbastanza vecchia, i suoi genitori betrothed e la sposata al Effendi di Emin, il figlio di un pasha influente. Ha saputo che piccolo di lui oltre quello era ricco ed è stato considerato un buon fiammifero. La sua casa è stata situata in una di più grandi vie di Scutari ed è stata consistita di due ali completamente tagliate l'uno dall'altro. In quello il marito ha avuto suo gli appartamenti, nell'altro hanno vissuto le donne. Per Fatima non è solo; il suo marito ha altre tre mogli e tutti e quattro le hanno schiavi maschii e femminili che li custodicono rigorosamente.

Fatima povera è così unfortunate dal primo. Non può vivere felicemente con un uomo di cui l'affetto non è suo da solo ed è difficile affinchè lei viva nella pace con le tre altre donne che hanno gli stessi diritti di lei stessa. La sua vita è vuota e wearisome ed i suoi giorni sono passati nell'ozio. Alle ore corrisponde dietro la grata nella finestra di ORIEL cui i progetti sopra la via e guarda il movimento continuare sotto. Quando è stanca di questa va ancora dentro. La sua stanza non è grande. Nella metà spruzza una piccola fontana. Intorno alle pareti estendere i divani. Affonda moodily sopra ad uno di loro e denomina uno schiavo femminile, che porta una piccola tabella, più come uno sgabello. Fatima rotola una sigaretta e con gli occhi vaghi guarda gli anelli blu mentre aumentano al soffitto. Denomina ancora lo schiavo. Una ciotola di dolci è portata, sbadiglia, prende una punta di dolciumi e si getta sugli ammortizzatori molli.

Allora beve un vetro di limonata ed attraversa la stanza ad un tronco di cuoio, che sblocca. Nella bugia del tronco i suoi ornamenti: braccialetti di oro, collane della perla, orecchini di turchese e molti panni di seta colorata. Mette una collana rotonda il suo collo, orna le sue barrette con gli anelli ed i velare di seta sottili dei venti rotondi la sua testa. Quando è pronta va in su allo specchio ed ammira la sua propria bellezza. È realmente bello. La sua pelle è bianca e morbido, i suoi occhi sono neri, le sue cadute dei capelli nelle onde di oscurità sopra le sue spalle. Non è soddisfatta con il colore delle sue labbra. Lo schiavo mette in evidenza un piccolo POT di porcellana e con le labbra della matita della Fatima delle vernici più rosse del corallo che i commercianti indù vendono nel bazar. Allora le sopracciglia non sono abbastanza scure, in modo da sono annerite con inchiostro di china.