CAPITOLO III

CAPITOLO III

Armi, attrezzi, terraglie; Origine dell'uso di fuoco, vestiti, Ornamenti; Sforzi artistici iniziali.

Il Vedas ci mostra INDRA, munito con un randello di legno, grippante una pietra con cui perforare Vritra, il genio della malvagità. [83] Questa chiamata non aumenta un'immagine dei giorni più in anticipo dell'uomo sulla terra? La sua prima arma era indubbiamente un ramo knotty violento da un albero come be è affrettato oltre, o da una pietra selezionata in su fra da quelle che si trovano ai suoi piedi. Questi erano, tuttavia, ma mezzi deboli con cui contendersi con i nemici felini e pachydermatous ardui. Male dell'uomo la non loro grande forza fisica; non era così flotta un il corridore altretanto di loro; i suoi chiodi e denti erano inutili lui, per l'attacco o la difesa; la sua pelle liscia non era abbastanza protezione neppure dal rigore del clima. Tale diseguaglianza deve condurre molto rapidamente alla sconfitta dell'uomo, ha fatta non dare il dio lui due strumenti meravigliosi: il cervello che concepisce e la mano che esegue. Alla forza bruta l'uomo si è opposto all'intelligenza, una lotta gloriosa in cui era sicuro staccarsi vittorioso, per nelle parole di Victor Hugo, “cela del tuer del devait di Ceci.„ Gli animali enormi dei periodi quaternari sono sparito per mai, mentre il programma è sopravvissuto a, vincitore sopra la natura lei stessa. Anche prima della sua nascita, un decreto invariabile ordained che niente sulla terra dovrebbe controllare il suo sviluppo.

L'uomo da solo fra le creature innumerevoli intorno lui lo ha conosciuto qualche cosa del passato e solo poteva predire il futuro. Anche le scimmie, comunque grande l'intelligenza che può essere attribuita a loro, sono rimanere molto che cosa provenivano dal primo. Invano ha una generazione ha riuscito un altro; ancora obbedicono ai dettami dei loro istinti brutali, come i loro antenati hanno fatto prima di loro; e se le scimmie continuano a propagare le loro migliaia di specie di anni quindi rimarranno che cosa li vediamo per essere ora. I cani, anche, rimarranno cani, elefanti continueranno ad essere elefanti; i castori faranno le loro dighe esattamente come quelle dell'oggi, le vespe non impareranno mai produrre il miele come gli api fanno e gli api mai potranno, come le formiche, non porteranno in su i pianta-pidocchi essere i loro servi, o asservire altre famiglie. I loro istinti sono incapaci di progresso e nei loro sforzi più iniziali raggiungono il limite assegnato loro dalla saggezza eterna. Per equipaggiare da solo è stato dato per capire che cosa è stato fatto dai suoi predecessori, per camminare più saldamente nel percorso lungo cui hanno brancolato, per pronunciare chiaramente le parole che hanno balbettato. Senza dubbio discendiamo dagli uomini che hanno vissuto in mezzo a foreste primigenie, o fra le paludi stagnanti, abitanti in caverne, per il possesso di cui spesso Male da combattere con le bestie selvagge intorno loro. Questi uomini, tuttavia, hanno saputo che un risultato raggiunto avrebbe condotto ad un altro, se i simili mezzi fossero usati; hanno veduto che una pietra aguzza avrebbe inflitto una ferita più profonda che smussata sull'animale che hanno cercato e quindi hanno imparato affilare artificialmente le pietre; le pelli delle bestie, scagliate sopra le loro spalle, le hanno protette dal freddo ed hanno imparato fare gli indumenti; i semi hanno germogliato intorno loro ed hanno imparato piantarli; hanno notato l'effetto del calore sui metalli ed hanno provato a mescolarli; gli animali selvatici hanno vagato intorno loro ed hanno imparato ridurrli a schiavitù. Ogni punta di conoscenza vinta ed ogni progressi realizzati, si sono trasformati in nel punto di partenza per le aquisizioni fresche, avanzamenti freschi, che da allora in poi sono rimanere per sempre l'eredità comune della razza umana.