Ma, supporre questi affetti naturali alla mente, dura specialmente; “Non...

Ma, supporre questi affetti naturali alla mente, dura specialmente; “Non ha difficoltà di ogni uomo abbastanza dei suoi propri? deve concedere un affetto che si appropria a sè quelli di altri? quale lo conduce a contrattare il meno desiderabile di tutte le amicizie, amicizie con il unfortunate? Dobbiamo invertire la regola conosciuta di prudenza e scegliamo di associarci con afflitta? o, ammettente che dobbiamo, per quanto è nel nostro potere di alleviarli, tuttavia non è per fare più meglio questo da motivo e dal dovere? La passione e l'affetto di ogni genere li fuorvia perpetuo? Il no, non è passione ed affetto in se una debolezza e da che cosa essere perfetto deve essere interamente esente?„ Forse così, ma è l'umanità che sto parlando di; creature imperfette e chi naturalmente e, dalla circostanza siamo disposti dentro, necessariamente dipendiamo da a vicenda. Riguardo a tali creature, sarebbe trovato come di conseguenza difettosa per sradicare tutti gli affetti naturali quanto a be interamente è governato da loro. Ciò quasi li affonderebbe allo stato degli animali; e quello li lascerebbe senza un principio sufficiente di azione. Il motivo da solo, qualunque qualsiasi può desiderare, non è in realtà un motivo sufficiente di virtù in una creatura come l'uomo; ma questo motivo unito con quegli affetti che il dio ha impressionato sul suo cuore e quando questi si concedono la portata per esercitarsi, ma nell'ambito del governo e del senso rigorosi di motivo, quindi di esso è noi si comporta adeguatamente alla nostra natura ed alle circostanze il dio li ha disposti dentro. Nessuno è affetto in se affatto una debolezza; né discute affatto al contrario il difetto, che come i nostri sensi ed appetiti fanno; appartengono al nostro stato della natura e sono che cosa non possiamo essere senza. Il onnipotente di dio è, essere sicuro, fisso da passione o da appetito, immutato da affetto; ma d'altra parte deve aggiungersi che nè vede nè sente né percepisce le cose da tutti i sensi come il nostro; ma in un modo infinitamente più perfetto. Ora, poichè è un'assurdità quasi troppo lorda essere accennato, affinchè un uomo tentino di liberarsi dei suoi sensi, perché l'supremo discerne perfettamente le cose senza di loro; è come reale, benchè non così evidente un'assurdità, tentare di sradicare le passioni che li ha dati, perché è senza di loro. Per, poiché le nostre passioni sono realmente una parte della nostra costituzione quanto i nostri sensi; poiché il precedenti realmente appartengono al nostro stato della natura quanto gli ultimi; per liberarsi di l'uno o l'altro è ugualmente una violazione di e rompersi dentro su quelle natura e costituzione che li ha dati. Sia i nostri sensi che le nostre passioni sono un rifornimento all'imperfezione della nostra natura; così indicano che siamo tale specie delle creature quanto al basamento necessitante quegli aiuti quali più alti ordini delle creature non fanno. Ma è il non rifornimento, ma la mancanza; poichè è un rimedio non, ma una malattia, che è l'imperfezione. Tuttavia, i nostri appetiti, le passioni, sensi, nessun senso implicano la malattia: né effettivamente implicano la mancanza o l'imperfezione di tutta la specie; ma soltanto questa, quella la costituzione della natura, secondo cui il dio li ha fatti, è tale da richiederle. E proviene finora da essere allineare, quella un uomo saggio deve interamente sopprimere la pietà e tutta la sensibilità fellow- per altre, come debolezza; e fiducia da ragionare da solo per insegnare e fare rispettare su lui alla pratica delle parecchie carità che dobbiamo al nostro genere; che, al contrario, persino l'esercitazione nuda di tali affetti in se sarebbe per il buon e la felicità del mondo; e imperfezione di più alti principi di motivo e di religione in uomo, il piccolo influenza che hanno sulla nostra pratica e la resistenza e il prevalency del contrario un, richiedono chiaramente questi affetti di essere un fermo su questi ultimi e un rifornimento alle mancanze del precedente.