Di questi due, piacere nella prosperità di altre e la...

Di questi due, piacere nella prosperità di altre e la pietà per il loro affligge, l'ultimo è ritenuta molto più generalmente del precedenti. Benchè gli uomini non si rallegrino universalmente con tutti quale vedano rallegrarsi, tuttavia, ostacoli accidentali eliminati, naturalmente pietosi tutti, in un certo grado, quale vedono nell'afflizione; per quanto hanno tutta la percezione o senso reale di quell'afflizione: insomuch quello esprime l'espressione del questo ultimo, il peccato, la pietà, accadere frequentemente: considerando che abbiamo limitato affatto scegliere uno da cui il precedente è espresso distintamente. La congratulazione effettivamente risponde alla condoglianza: ma entrambe queste parole sono intese per indicare determinate forme di civiltà piuttosto che la sensazione o la sensibilità affatto interna. Questa differenza o diseguaglianza è così notevole che chiaramente consideriamo la pietà come se un affetto originale, distinto, particolare in natura umana; considerando che rallegrarsi nel buon di altri è soltanto una conseguenza dell'affetto generale di amore e della benevolenza a loro. Il motivo ed il cliente di cui la materia è questa: quando un uomo ha ottenuto tutto il vantaggio o felicità particolare, la sua estremità è guadagnata; e non fa in quanto il particolare vuole l'assistenza di un altro: non ci era quindi bisogno di un affetto distinto verso quella felicità di un altro già ottenute; nessuni tale affetto direttamente lo effettuerebbero per fare buon a quella persona: considerando che gli uomini nell'afflizione vogliono l'assistenza; e la pietà li conduce direttamente ad aiutarli. L'oggetto del precedente è il presente felicità di un altro; l'oggetto degli ultimi è la miseria attuale di un altro. È facile da vedere che l'ultimo vuole un affetto particolare per il relativo rilievo e che il precedente non voglia uno perché non vuole l'assistenza. E sulla supposizione di un affetto distinto in entrambi i casi, quello deve riposare nell'esercitazione di se, non avendo niente più ulteriormente guadagnare; l'altro non riposa in sé, ma li effettua per aiutare afflitto.