Un poco pensiero suggerisce che la forma prosa-poetica sia un mezzo naturale di espressione. Un cambiamento da prosa al verso, o da una forma di verso ad un altro, suggerisce un cambiamento nello stato impressionabile di un altoparlante o di un produttore. Vediamo che abbastanza chiaramente illustrato nella tragedia o nella commedia. Nella scena eccitante nei _Captives di Plautus_, per esempio, dove Tyndarus è nel terrore mortale affinchè non il trucco che ha giocato sul suo padrone, Hegio, può essere scoperto ed be è consegnato per lavorare in catene nelle cave, il verso è il septenarius trochaic. Non appena il suspense è sopra, esso cade al senarius giambico. Se organizziamo i versi latini più comuni in una sequenza secondo gli effetti impressionabili che producono, alla parte inferiore della serie si leverebbe in piedi il senarius giambico. Sopra il quel verrebbe il verso trochaic e dovremmo aumentare agli più alti piani di esaltazione mentre leggiamo il anapæstic, o cretic, o al bacchiac. La maggioranza di vita è ordinaria. Di conseguenza il mezzo comune per la conversazione o per la descrizione in una composizione come commedia ha composto interamente del verso è il senarius. Ora questa forma di verso nella relativa disposizione semplice, quasi naturale, quantitativa è molto vicina a prosa e sarebbe un breve punto per sostituire la prosa per esso come la base della storia, sparpagliando il verso qui e là per assicurare la varietà, o quando le emozioni sono state chiamate in causa, appena poichè versi lirici è interpolato nella descrizione giambica. In questo modo la combinazione di generi differenti di verso nel dramma e il prosimetrum della satira di Menippean e di Petronius, possono essere spiegati e vediamo una linea di discesa possibile da commedia e questa forma di satira al _Satirae_.