[Nota a piè di pagina 1: Del Aire, ii., 2. di Hija della La]
Rispetto alla differenza che ho accennato fra ancients e i moderns nella loro stima di coraggio come virtù, deve essere ricordato che da Virtue, virtus, [Greco: i aretae], i ancients hanno capito ogni merito o qualità che era encomiabile in sé, potrebbe essere morale o intellettuale, o possibilmente soltanto fisico. Ma quando la Cristianità ha dimostrato che la tendenza fondamentale di vita era morale, era superiorità morale da solo che d'ora in poi allegato alla nozione di virtù. Nel frattempo l'uso più iniziale ancora è sopravvissuto a nei più vecchi Latinists ed anche in produttori italiani, come è dimostrato dal significato ben noto della parola virtuoso. L'attenzione particolare degli allievi dovrebbe essere attirata su questa vasta gamma dell'idea di virtù fra i ancients, come al contrario potrebbe facilmente essere una fonte di perplessità segreta. Posso suggerire i due passaggi conservati per noi da Stobaeus, che avrà questo scopo. Uno di loro proviene apparentemente dal filosofo pitagorico Metopos, in cui la forma fisica di ogni membro corporeo è dichiarata per essere una virtù. L'altro pronuncia che la virtù di un calzolaio è di fare i buoni pattini. Ciò può anche servire a spiegare perché è quella nello schema antico delle virtù di etica ed i vizi sono accennati che non trovano posto in il nostro.
Poichè il posto di coraggio fra le virtù è un aspetto di dubbio, così è quello di avarizia fra i vizi. Non deve, tuttavia, essere confuso con ingordigia, che è il significato più immediato del avaritia latino di parola. Allora elaboriamo ed esaminiamo le discussioni pro et contra rispetto ad avarizia e lasciare il giudizio finale da costituire da ogni uomo per sè.
Da un lato si argomenta che non è avarizia che sia un vizio, ma dispendio, il relativo opposto. Il dispendio balza da una limitazione brutale al momento attuale, a où il futuro, esistente come fa soltanto nel pensiero, è come niente. Riposa sull'illusione che i piaceri sensuali possiedono un valore positivo o reale. Di conseguenza, il bisogno e la miseria futuri è il prezzo a cui lo spendthrift compra i piaceri che sono vuoti, momentaneo e spesso non di più immaginario; oppure alimentazioni il suo self-conceit inutile e stupido sugli archi e sulle raschiature dei parassiti che lo ridono di nel segreto, o sullo sguardo fisso della calca e di coloro che invidia il suo magnificence. Dovremmo, quindi, evitare lo spendthrift come se abbia avuto la peste e sulla scoperta della sua rottura vice con lui presto, affinché più tardi, quando le conseguenze del suo dispendio seguono, possiamo nè dovere contribuire a sopportarli, nè, da un lato, dobbiamo giocare la parte degli amici di Timon di Atene.