[13] [Greco: maechanaes di...

[13] [Greco: maechanaes di apo di theos.]

55. Qui, allora, molti filosofi si ritengono che abbiano obbligato da motivo fare ricorso, in tutte le occasioni, allo stesso principio, a cui il volgare non fa appello a mai ma nei casi che sembrano miracolosi e soprannaturali. Riconoscono la mente ed intelligenza essere, la causa non solo ultima ed originale di tutte le cose, ma la causa immediata e sola di ogni evento che compare in natura. Fingono che quegli oggetti che sono comunemente _causes denominati, _ siano in realtà niente ma _occasions; il _ e quello il principio allineare e diretto di ogni effetto è non alcuna potere o forza in natura, ma una volontà dell'supremo, che vuole che tali oggetti particolari se per mai conjoined con a vicenda. Invece di dire che una biliardo-sfera sposta un altro con una forza che ha derivato dall'autore della natura, è la divinità egli stesso, dicono, che, da una volontà particolare, sposta la seconda sfera, essere determinato a questo funzionamento dall'impulso della prima sfera, a causa di quelle leggi generali che ha stabilito a sè nel governo dell'universo. Ma i filosofi che avanzano ancora nelle loro inchieste, scoprono che, poichè siamo completamente ignari del potere da cui dipende il funzionamento reciproco dei corpi, siamo meno ignaro di quel potere da cui dipende il funzionamento della mente sul corpo, o del corpo sulla mente; né siamo in grado, dai nostri sensi o coscienza, assegnare l'ultimo principio in un caso più di nell'altro. La stessa ignoranza, quindi, li riduce alla stessa conclusione. Asseriscono che la divinità è la causa immediata dell'unione fra anima ed il corpo; e quello non sono gli organi di senso, che, essendo agitando dagli oggetti esterni, sensazioni dei prodotti nella mente; ma quello è una volontà particolare del nostro creatore omnipotent, che eccita una tal sensazione, a causa di un tal movimento nell'organo. Nello stesso modo, non è alcun'energia nella volontà che produce il movimento locale nei nostri membri: È dio egli stesso, che è soddisfatto in secondo luogo la nostra volontà, in sé impotente ed ordinare quel movimento che noi erroneamente attributo al nostri propri potere ed efficacia. Né fa l'arresto dei filosofi a questa conclusione. A volte estendono la stessa illazione fino la mente in se, nei relativi funzionamenti interni. La nostra visione o concezione mentale delle idee è niente ma una rivelazione fatta noi dal nostro creatore. Quando giriamo volontariamente i nostri pensieri in tutto l'oggetto e solleviamo in su la relativa immagine nell'immaginazione, non è la volontà che generi quell'idea: È il creatore universale, che lo scopre alla mente e la rende presente a noi.